Venerdì scorso intorno alle 19 abbiamo raggiunto Crevalcore e accompagnati da Cristina che ci attendeva al limitare del campo “sfollati” abbiamo cercato di renderci conto della situazione per organizzare la visita del 16.
L’entrata del campo è controllata dalla protezione civile, intorno alla strada di accesso che taglia a metà il campo, la distesa blu delle tende da 40 posti letto della Protezione Civile, le tende mimetiche dell’esercito, la struttura coperta della mensa, la palestra con la sua distesa di letti, all’entrata della palestra pende appesa ad un filo una bottiglietta d’acqua che fa da sismografo artigianale, più in là un baretto preesistente pieno di ragazzi, un campo da basket dove si gioca una partitella ad un canestro fra ragazzi di colore, e ancora tensostrutture, uffici, veicoli di servizio, una pantera della polizia di Stato che fa la ronda, e poi prati verdissimi e tanta gente che si muove, un uomo su una panchina prega con il Corano fra le mani.
L’aria é tesa ma non nevrotica, ci si muove fra mille attività e tanti saluti, qui ci si conosce tutti.
Incontriamo L’Assessora alla scuola Rita Baraldi che ci accoglie con affetto e racconta di ciò che accade e di ciò che si aspetta dalla Politica, e comunque è commossa dalla solidarietà che sente intorno.
Per quanto riguarda il 16, gli spazi non mancano, sia all’aperto che al coperto. Scopriamo che c’è un treno che si ferma nelle vicinanze e pensiamo che non sarebbe male arrivare tutti insieme invece che con tante auto. Bisogna controllare che gli orari coincidano sia per l’andata che per il ritorno.
Poi accompagnati da Cristina abbiamo fatto un viaggio nel paese fantasma.
L’impatto è disperante, le case e le scuole sono tutte in piedi ma nessuna è agibile, il centro storico è interamente chiuso e recintato, bellissimo al tramonto, ma è vuoto e senza vita.
Tutto è rimasto fermo all’ultima scossa, perfino la croce della farmacia, al di là delle transenne, continua a lampeggiare senza più motivo.
Dentro le case gli oggetti e i ricordi di una vita, abbandonati, inavvicinabili, eppure lì a due passi.
E del futuro non è dato sapere mentre le scosse continuano improvvise, attese, ma ogni volta è una sorpresa insopportabile.
Bisognerà non dimenticarsi di tutto questo, bisognerà continuare a pensare cosa fare a settembre e poi durante l’inverno e poi ancora fino a che servirà.
