Lunedì 23 maggio

Ieri è stato il quarto giorno di sciopero della fame: nessuno credeva che saremmo arrivati sin qui!
La domenica è corsa via in un lampo tra i laboratori, il coro resistente, la musica, e il via vai della gente in un pomeriggio di sole.Ma iniziamo con ordine e cioè dalla mezzanotte di sabato.

Sotto il meraviglioso ginko che ci fa da ombrello e ci protegge e che è diventato un pò il nostro punto di riferimento accanto agli uffici dell’USR i quattro scioperanti hanno passato una notte un pò agitata. Le chiacchiere e le letture sono state interrotte da una rissa tra ragazzi, ma il presidio è anche questo, riappropriarsi della città e della notte, essere genitori è anche questo, e sono i nostri ragazzi quelli che abitano le notti di Bologna. Alla fine la rissa è stata sedata a colpi di parole.

Alle sei di mattina il cambio e via così fino a mezzogiorno. Ma è già dal primo pomeriggio che il tabellone con i turni dello sciopero salta completamente: e’ tutta una gara a coprire le ore che sono rimaste scoperte, la gente passa, chiede uno dei cartelli con su scritto “la scuola ha fame e io digiuno con lei“, ma non ce ne sono abbastanza per tutti! Gli studenti stanno finalmente iniziando a darci in massa la loro solidarietà, si fermano, vogliono assolutamente fare un turno e si rendono disponibili a coprire la notte, beati loro, noi con i bambini da portare a scuola alle 8.00 abbiamo le nostre difficoltà!

Il piazzale accanto all’USR è completamente invaso dalle famiglie. Elena Sofia, giovane studentessa di liceo musicale e Alessandro d’Urso, liutaio e musicista, suonano il violino. Alle sei iniziano le attività per i bambini: il primo è un laboratorio scientifico in compresenza con gli insegnati (precari ovviamente) di fisica e chimica Antonella e Gaetano, per bambini della scuola primaria e media. Si va avanti finchè sono i maestri a dire basta! Accanto c’è il laboratorio di pittura a cura delle mamme. I bambini completano il murales sulla scuola pubblica, con le loro frasi da”voglio meno compiti” a “scuola pubblica – pubblica= niente “, più chiaro di così…

Ma il pezzo forte del pomeriggio è il “Coro r’esistente“. Ormai famoso a Bologna, è un coro di bambini organizzato da Cristiana, della sezione Anpi del Pratello, con la maestra Michela e Stefano alla chitarra. Da “Noi partigiani bolognesi” a “I cento passi” fino all’acclamatissima “Bella ciao”…i genitori cantano insieme ai ragazzi. Intanto Davide Ceccon, fumettista, realizza le sue vignette sulla scuola pubblica. E mentre tutto questo accade, la troupe di Anno Zero realizza le sue interviste… esce fuori anche una delle nostre parole d’ordine, “adesso basta!“, ma chissà di tutto questo cosa si vedrà, cosa si capirà in televisione, molti se lo chiedono, e un pò ci frega e un pò no, perchè siamo stanchi e felici di questa quarta giornata, perchè domani ci sono i turni da coprire, perchè qualcuno deve fotocopiare i volantini e tutti, ma proprio tutti devono portare i bimbi a scuola e andare al lavoro, vita da radical chic.

Domenica 22 maggio
La notte è passata tranquilla. La staffetta delle 6 del mattino arriva puntuale. E’ sabato,
Andrea ed Angelo hanno montato la webcam sulle pareti di un bar di fronte.
Da lunedì gli scioperanti saranno visibili sul nostro blog da qualunque computer in qualunque parte del mondo.
I materiali informativi continuano ad andare via come il pane, tanto che non si riesce a ristamparli in tempo.
Nel pomeriggio HardCoro di canto sociale è venuto a trovarci e ci ha regalato una bellissima mezz’ora di canti della resistenza delle mondine di Bentivoglio e ancora canti spagnoli e inglesi di lotta e di liberazione.
Il presidente della provincia Beatrice Draghetti è passata a salutarci e ci ha lasciato sul libro dei pensieri dedicati alla scuola la frase di Zola che dice “ogni scuola che si chiude è una porta di prigione che si apre“.
Nel frattempo il laboratorio di pittura tenuto dalle insegnanti Cristina e Marianna produceva un coloratissimo striscione dedicato alla scuola. Fra gli spazi delle lettere che formavano la parola “scuola” i bambini hannno scritto piccole frasi e tante parole magiche: amicizia, stare insieme, ricreazione, dade, musica, imparare.
Poi la frase di una bambina, Nina, ” impariamo a rispettare la scuola come fosse nostra madre“.
Cala la sera, le staffette si susseguono e ci si prepara per la notte. E’ mezzanotte. Sogno un piatto di tagliatelle fumanti e un letto morbido.
Dodici ore si fame con la prospettiva di doversi svegliare comunque alle 8, quando si svegliano i bambini, assicuro che non sono poche. Provare per credere.

Sabato 21 maggio
Secondo giorno dello sciopero della fame. Gran via vai di gente che solidarizza con digiunatori e supporter, scrive un pensiero sul quaderno blu (“Con la scuola nel cuore”) e scatta foto ricordo (!). Anche la prima notte è stata riscaldata dalla visita di tante persone, studenti e amanti dell’opera lirica (ieri sera c’è stato Ernani). Una giovane studentessa si è iscritta per un turno di digiuno.
Oggi c’è stata la caccia la tesoro alle cinque con tanti bimbi coinvolti.
Abbiamo avuto la visita di Milena Naldi (futuro presidente del quartiere s. Vitale), Massimo Bugani (mov. 5 stelle), Danilo Gruppi (segretario della Camera del Lavoro di BO). Infine Pier Luigi Bersani al quale è stata consegnata la Legge di Iniziativa Popolare di riforma della scuola, che giace da anni in un cassetto di Montecitorio.

Ho preso una mezza giornata di ferie per essere qui, ne vale la pena, anzi sono rammaricato di aver fatto solo un turno davanti all’ufficio scolastico per chiedere di fermare i tagli alla scuola. Non è nemmeno un sacrificio, è stare insieme ad altri per difendere un valore, e la scuola lo è. Dobbiamo difenderla se vogliamo sperare che il Paese progredisca. Il tempo pieno? E’ quello che ci stanno togliendo. Si è intervenuti come se la scuola fosse solo un costo, con tagli stabiliti da una Finanziaria del 2008. Ora chiediamo di fermare la terza tranche di tagli e ridurre al minimo i disagi che i nostri figli subiscono. Quali? Meno tempo scuola, soprattutto meno tempo per venire incontro alle esigenze dei bambini in difficoltà di apprendimento, meno gite educative, meno laboratori.
Mauro Chiluzzi, papà scuola elementare Cesana

Ho partecipato ad altre manifestazioni, mai a uno sciopero della fame, sebbene simbolico. E’ indice di quanto sia grande il problema. Mi ha colpito la passione degli insegnanti e degli altri genitori che hanno promosso la manifestazione, incredibile poi quanta gente si è fermata per tutto il pomeriggio. La scuola resta uno dei pochi argomenti dove si superano ideologie e divisioni di partito, tutti hanno ben chiaro che è un bene da mettere al primo posto. Da noi hanno tolto un insegnante e così non sarà più possibile il tempo pieno. Lo sento molto questo, perché io da bambina sono stata una delle prime alunne a sperimentare il tempo pieno a Bologna: una bella esperienza per me, una conquista per i miei genitori. Ora mi dispiace moltissimo perderlo.
Roberta Turra, mamma scuola Longhena

Ho pensato di far fare ai bambini questo pomeriggio una caccia al tesoro: filastrocche di Rodari, ciascuna con una parola chiave: pace, libri, fame. Il tesoro? Una parola finale: maestro. Perché sono i maestri il tesoro.
Cristina Mattioli, Vicepresidente consiglio di istituto scuole di Crevalcore

Venerdì 20 maggio
E’ iniziato oggi il primo giorno dello sciopero della fame. Un centinaio di persone sono venute a solidarizzare con i primi scioperanti, ad ascoltare gli interventi degli artisti (Ivano Marescotti,Francesca Ballico, Davide Lora, il DUO IDEA), a scrivere un loro pensiero su un apposito quaderno (“Con la scuola nel cuore”).

Caro diario, “sono le cinque del mattino, manca un’ora al cambio della guardia. Un’altra mamma verrà a indossare il cartello “La scuola pubblica ha fame, abbiamo fame di scuola”. Grazie, è stato bello fare un pezzo insieme. Rimane un po’ di tristezza per come siamo messi in questo paese, ma tanta voglia  in più di fare qualcosa per cambiare”. Così scrive una mamma che ha partecipato alla protesta. Leggo il librone blu dove lei, come tanti, hanno lasciato un messaggio. Colpisce la parola “resistenza”, ripetuta in tante pagine. L’invito a resistere per la scuola pubblica e per la cultura. Ieri, sino a mezzanotte, prima del cambio notturno eravamo in tanti a resistere, otto mamme e due papà, provenienti da tre scuole diverse. La giornata era cominciata con la ressa di giornalisti mentre ancora stavamo allestendo le postazioni dei digiunatori.

Tante domande a cui rispondere ma anche la soddisfazione di essere riusciti a conquistare un po’ di spazio per la nostra battaglia. Alle dieci di sera è passato l’operatore di Report. Chissà che non si finisca anche fra le immagini di Milena Gabanelli, sarebbe un onore per noi. A sinistra del portone d’ingresso dell’ufficio scolastico regionale abbiamo appeso un lungo striscione “abbiamo fame di scuola pubblica” (sparito nella notte, chissà!), a destra un lenzuolo coloratissimo”la scuola è affamata, abbiamo fame di scuola”. Sotto il lenzuolo una pedana con quattro sedie pronte ad accogliere i primi “affamati”. E poi un pomeriggio ricco di visite e regali di solidarietà. A pochi passi in Largo Respighi, l’esposizione dei lavori dei bambini che pochi giorni prima avevano dato vita alla festa del libro. Disegni poesie, invenzioni letterarie come solo i bambini sanno fare. Commovente, e  triste pensare che adesso non ci saranno più i tempi scuola per attività di questo tipo.
Ambrogio Giancarlo Vitali, papà scuole Longhena

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