Nel 1914, il primo sindaco socialista di Bologna, Francesco Zanardi, cominciò a realizzare la sua promessa elettorale “Pane ed alfabeto”, prodigandosi per lo sviluppo delle istituzioni scolastiche e mettendo in vendita in piazza, a prezzi calmierati, il pane, per alleviare i disagi della popolazione durante il conflitto mondiale allora in corso, che aveva portato ad un vertiginoso aumento dei prezzi dei beni di sopravvivenza.
Dallo scorso anno, per un anno intero, centinaia di migliaia di genitori ed insegnanti si sono battuti senza sosta perché il governo riflettesse e ritirasse una miope politica di tagli pesantissimi sul bene più prezioso e sul futuro di una società: la scuola pubblica statale (mentre, al contrario, sono in continuo aumento i fondi per le scuole private).
Grazie alla presa di coscienza di tutti è stato svelato e sconfitto lo sbandierato pseudo modello culturale che cercava di nascondere solo una gigantesca operazione di cassa: il maestro unico è stato scelto solo dal 3% delle famiglie italiane.
Ma anche di fronte a tutto questo il governo ha cominciato la sua opera di smantellamento della scuola della Costituzione ed invece di adoperarsi per migliorane la qualità ha continuato a sottrarle le risorse necessarie ed i risultati sono già dall’inizio dell’anno scolastico sotto gli occhi di tutti: classi affollate oltre le norme di sicurezza e di decenza didattica, girandole di insegnanti su una stessa classe, limitazione della continuità didattica, meno insegnanti per il sostegno, pochi aiuti per gli studenti immigrati, sparizioni di interi plessi scolastici in piccole e già disagiate comunità locali, sempre maggiori limitazioni al lavoro di gruppo, ai laboratori, al recupero e alle uscite.
Tutto ciò anche a causa della sparizione delle compresenze con la quale si smantella buona parte dell’offerta formativa della scuola primaria della Repubblica Italiana.
Nelle ore di compresenza si faceva recupero dei bambini rimasti indietro anche per una banale malattia, si faceva integrazione dei bambini che non padroneggiano la nostra lingua mantenendoli nell’ambito affettivo della classe ( altro che il progetto razzista delle classi ponte, ci sono già e funzionano benissimo classi nelle quali si impara l’Italiano, sono le classi nelle quali i bambini sono inseriti: andate a farvi un giro fuori dalle scuole primarie e ascoltateli parlare fra di loro! ), nelle ore di compresenza si frequentavano i laboratori informatici che raramente hanno più di 10 postazioni e sono tecnicamente infrequentabili per una classe di 25 bambini; si visitavano i Teatri, i Musei, i Cinema, i Teatri Lirici, le Agenzie culturali che offre il territorio che, con le sue ricchezze e le sue proposte culturali, rimane chiuso fuori dalle scuole, ma, ed è peggio, le scuole rimangono chiuse dentro alle scuole dal progetto classista del va a teatro-museo-cinema di qualità chi viene portato dai genitori, e chi no??? Chi no rimane a casa a guardare la televisione!!!.
A Bologna abbiamo un teatro straordinario, riconosciuto a livello europeo e mondiale, il teatro Testoni, dove le scuole si recavano fino all’anno scorso, con 30.000 bambini all’anno, ebbene, il taglio delle compresenze taglierà ai teatri, che lavorano con le scuole, in tempi bui di tagli al FUS, anche questa fonte di sostentamento…per non parlare delle aule didattiche del Comune, dei Musei cittadini, visitati principalmente dalle scuole,…non so perché, ma mi viene da pensare che ci sia un disegno di devastazione culturale dietro a tutto ciò!!
E siamo solo all’inizio, a meno di un terzo della scure, che prevede, nel triennio, 8 miliardi in meno di finanziamenti ed un taglio di 130.000 tra insegnanti e personale ATA.
Per noi la scuola pubblica statale, quella delineata dalla Costituzione (in grado cioè di offrire a tutti le stesse opportunità e di prodigarsi per non lasciare indietro nessuno) è un bene di prima necessità come il pane del sindaco Zanardi, un bene cui non potremo mai rinunciare.
Per questo continueremo a batterci perché i tagli previsti non siano effettuati e perché venga ridato quanto già è stato tolto e ciò venga fatto da chi ha il dovere di farlo, cioè dallo Stato.
Ma nell’attesa che ciò venga finalmente recepito e sia posta fine a questa sordità e cecità scellerata, riteniamo necessario rivolgerci agli Amministratori locali, ai Sindaci, ai Presidenti di Provincia e Regione che vivono a contatto con le comunità locali e ben conoscono le loro necessità, affinché non solo continuino a rappresentare allo Stato tali necessità, ma facciano convergere, fin quando necessario, sull’istruzione pubblica statale il massimo delle risorse possibili.
Le iscrizioni del prossimo anno scolastico sono alle porte, noi, Assemblea delle scuola di Bologna e provincia, chiediamo che sia salvaguardata la qualità che ancora rimane nella scuola.
Chiediamo che vengano proposti due modelli orari e non una serie di orari di tempo scuola per riempire i quali sia necessario smontare e svuotare di qualità il Tempo Pieno.
Che siano offerte 27 ore curriculari + la mensa da una parte e il TP con due insegnanti come la legge 176 del 2007, ancora in vigore, prescrive. Di questo passo nel giro di 2 anni il Tempo pieno diventerà un grosso modulo a 40 ore, con solo 22 ore dello stesso insegnante e le altre 18 ore di spezzatino, come purtroppo è già accaduto quest’anno in molte prime.
Il primo passo verso il dopo-scuola vero e proprio perché, passato il maestro prevalente anche sul tempo pieno, sarà facilissimo eliminare anche gli altri maestri e tornare al vecchio dopo scuola. Infatti a che ci servono gli insegnanti a spezzatino quando sappiamo tutti che chi va a fare spezzoni di 2-4 ore spesso a va a fare puro baby-sitting?
La conseguenza di questo processo sarà una forte polarizzazione su base censitaria della scelta dei modelli scolastici: le famiglie che possono affrontare la spesa di avere personale a casa il pomeriggio o che possono permettersi uno stipendio part-time in famiglia, sceglieranno il modello del maestro prevalente, le famiglie che invece non possono pagare, non potranno neanche scegliere e lasceranno i figli al dopo scuola ex tempo pieno!
La posizione dell’Assemblea delle scuole alla vigilia delle iscrizioni al prossimo anno scolastico è che il tempo mensa degli ex moduli, tempo scuola non curriculare, non possa essere coperto a scapito del funzionamento del Tempo pieno.
Sulla mensa possono intervenire gli enti locali perchè, se i bambini non hanno i loro insegnanti in mensa, non è più un momento educativo è comunque baby-sitting per tappare i buchi orari: chiediamo dunque al Comune di farsi carico con gli educatori, delle mense degli ex moduli.
Chiediamo inoltre di rafforzare la presenza di facilitatori culturali ove la scarsità o l’assenza delle ore di compresenza ne renda indispensabile l’intervento per assicurare pari diritti e dignità agli alunni stranieri e chiediamo la presenza di educatori per il sostegno laddove le ore degli insegnati di sostegno siano state ridotte.
Come il Sindaco Zanardi assicurò ai bolognesi l’aiuto necessario per superare quel grave momento di necessità e di debolezza, ora noi chiediamo al Sindaco Delbono, a quasi cent’anni di distanza, di assicurare ai bolognesi di oggi, in un momento di devastante crisi economica, il pane della sopravvivenza di un modello didattico che ha fatto grande Bologna in Italia e nel mondo, un modello con il quale le donne bolognesi sono in Europa con un tasso di occupazione invidiabile, pari a quello auspicato dal trattato di Lisbona, un modello didattico in armonia con lo sviluppo di tutto il territorio e la cui diffusione è sinonimo di sviluppo e crescita culturale dell’individuo, ma è anche direttamente proporzionale alla crescita del PIL sul nostro territorio e allora il pane, se tutti i segmenti della scuola fino all’Università saranno in grado di raggiungere l’eccellenza del Tempo Pieno, il pane e chi lo offre sarà ripagato con integrazione e sviluppo.
Share on Facebook