Organici per la scuola bolognese: di certo ci sono solo tagli e mancato rispetto delle norme di legge
Il 12 aprile si è tenuto un incontro tra l’l’Ufficio scolastico provinciale e i sindacati.
Primo punto: i numeri ancora ballerini riguardo al numero degli alunni in più da un anno all’altro: calano per la prima volta da dieci anni di 50 gli iscritti alla scuola primaria, mentre aumentano di 810 gli iscritti alla media, presumibilmente di 616 quelli alle superiori (dato non ancora controllato) e ben 736 i bambini in lista d’attesa alla scuola dell’infanzia a Bologna e provincia.
Il calo di iscrizioni per la sola scuola primaria potrebbe essere dovuto ad un maggior numero di iscrizioni alla scuola privata, anche se non di queste proporzioni: chi cerca garanzie di tempo pieno e dovrebbe comunque pagarsi l’aumento della refezione e soprattutto gli educatori a coprire il tempo scuola richiesto si è probabilmente fatto due conti. Resta tuttavia il mistero di questo calo, ma chiarissima invece è l’intenzione dell’Amministrazione: per far stare i ragazzi in 2 classi in meno e con 21 posti in meno si rifà in grande stile l’operazione dello scorso anno (per la quale pende ricorso cui il TAR risponderà ai primi di luglio). Si prendono insegnanti dalle scuole ricche di tempo pieno e dunque di compresenze e si spostano a tappare i buchi dove serve, a prescindere da ciò che la legge prevede, ovvero i 2 insegnanti per classe nelle 1091 sezioni storiche a tempo pieno. Sempre però con un occhio a non creare perdenti posto (dunque ricorsi vinti immediatamente) e quindi producendo un’ulteriore, estrema destabilizzazione degli organici di tutte le scuole e ulteriore iniquità, perché alcune scuole, del centro città o centro Imola con l’utenza meno problematica, non sono toccate.
Il miracolo lo si fa invece alla scuola media: con almeno una quarantina di classi in più, 58 insegnanti in meno. Come si fa? Mettendo “in nero” sempre più classi con le ore eccedenti, chiedendo cioè agli insegnanti in servizio di fare più ore, con un costo maggiore per il cittadino contribuente rispetto all’assunzione di un precario, producendo una spaventosa discontinuità didattica, ma apparentemente facendo tornare i conti rispetto ai tagli. Nulla si sa ancora della consistenza delle classi. Ciò che già oggi sappiamo è che abbiamo classi stracolme di ragazzi, formate in disprezzo delle norme in materia di sicurezza e di integrazione dei ragazzi disabili: abbiamo già i rapporti più “virtuosi” d’Italia (se le classi attuali rispondessero ai parametri medi nazionali ne dovremmo avere già oggi almeno 200 in più!), ma i tagli impongono di andare oltre, anche a prescindere da ciò che le norme prevedono.
Riassumendo, un solo dato è certo: nelle scuole bolognesi avremo 149 insegnanti in meno a fronte di circa 2.112 ragazzi in più, con un’ipotesi di altri 150 – 200 ATA tagliati (in una seconda fase si discuterà il riparto tra le provincie delle 606 unità di personale in meno in regione).
Il dato più esplosivo riguarda la scuola dell’infanzia, che al momento vedrebbe 736 bambini, tra Bologna città e provincia, in lista d’attesa, cioè senza scuola pubblica: 47 gli insegnanti necessari, comprensivi di 5 completamenti di orario richiesti per sezioni attualmente funzionanti solo al mattino. A chi è rimasto fuori lo scorso anno si sommano i
nuovi arrivati, in una condizione d’incertezza che mette in crisi altrettante famiglie e la loro legittima richiesta di scuola pubblica e chiama in causa lo Stato e il suo dovere a “generalizzare” questo segmento fondamentale per tutto il percorso educativo di ogni bambina e bambino. Al momento si registra un esplicito impegno della Direzione scolastica regionale sul tema, ma è tutto il sistema territoriale bolognese a doversi muovere con determinazione e subito.
Un secondo blocco di problemi è rappresentato dalle esigenze di pulizia, vigilanza e servizio garantite in particolare dai collaboratori scolastici, il cui continuo, drammatico taglio si somma al dimezzamento delle risorse destinate agli appalti di pulizie, oltre alla assoluta mancanza di direttive e di certezze riguardo alle risorse disponibili che investe le scuole dopo giugno, ovvero quando scadrà la proroga degli appalti in essere. Clamoroso il collasso che si prospetta in alcune scuole soggette a dimensionamento: meno 6 collaboratori scolastici con numerosi plessi di montagna. Una evidente impossibilità ad avviare, in simili condizioni, il nuovo anno scolastico.
Infine, e soprattutto, lo sfascio di ogni qualità possibile della scuola, causato non solo dai nuovi ordinamenti (27 ore alla primaria quando le famiglie ne chiedono 40 e almeno 30 sono notoriamente ritenute necessarie per gli apprendimenti curricolari; il taglio ai contenuti e ai laboratori della scuola tecnica e professionale; la fine delle compresenze ecc.) ma dal disprezzo delle norme: in materia di determinazione degli organici (vedi il tempo pieno che dovrebbe essere tutelato per legge), di sicurezza, di integrazione dei ragazzi disabili. E ancora: migliaia di “spezzoni” di insegnanti con una girandola di figure adulte sulla stessa classe anche di I elementare (Bologna ne detiene il record in Italia!) e un’incidenza altissima del precariato sul numero complessivo degli addetti (25.5% degli insegnanti con una media nazionale del 17% e vicino al 40% per il personale ATA), che danno come risultante una disastrosa discontinuità didattica, oltre alle miserevoli condizioni di vita e di lavoro dei precari, oggi più che mai sconvolte dalla totale incertezza delle graduatorie.
Occorre mobilitarsi per pretendere il rispetto tassativo delle norme, ricorrendo anche alla Giustizia in sede amministrativa, penale e del lavoro e chiamando lo Stato e le Istituzioni alle loro responsabilità.
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