Perché i maligni pensano che siamo dei falliti e i buoni che siamo dei fannulloni
Perché ci si sente abietti, il 30 agosto di ogni anno, a fiutare il cancro sospetto o la gravidanza a rischio per nutrire l’illusione di lavorare nove mesi di fila
Perché tutti ci conoscono ma nessuno arriva a conoscerci abbastanza
Perché quando abbiamo imparato a riconoscere gli amici e i nemici dobbiamo cambiare trincea. E la sensazione dominante è che la guerra è persa
Perché far scoprire Omero a dei quattordicenni e non potergli presentare anche Virgilio è come il coito interrotto
Perché ci si sente come su una di quelle altalene fatte da una tavola poggiata su un fulcro centrale. E uno dei lati pende su un crepaccio. Se l’altro molla il gioco, è la fine
Perché se un alunno ha bisogno di più tempo per imparare ad amarci, ci perdiamo il suo amore
Perché quando ci sbattono a 200 km da casa è troppo difficile trovare un bar che faccia un caffé decente all’alba
Perché nell’ultima scuola dove siamo stati c’era, per miracolo, la carta igienica
Perché non abbiamo Sostanza. Solo accidenti
Perché ci pare di correre senza arrivare, di invecchiare senza crescere, di usurpare la vita nonostante nessuno l’abbia conquistata più di noi
Perché spiegare a Carlotta, Marina e Francesca che diventare donne non vuol dire compiacere le voglie degli uomini richiede più di tre ore di cinquanta minuti a settimana per due settimane e mezzo
Perché l’ultimo sguardo, l’ultimo abbraccio deluso dell’alunno cui ci strappano è il primo seme del suo rancore contro lo Stato
Perché è irritante dover riparare i guasti altrui
Perché è più difficile che capiti di sbagliare davanti agli stessi ragazzi, e quindi è più facile illudersi di sapere molto
Perché è colpa nostra che non vogliamo emigrare o cambiare mestiere
Perché prima o poi finirà, sperando che non sia finita
Perché è come andare sempre sotto a nascondino
Perché è come essere stelle cadenti quando nessuno è al balcone per esprimere un desiderio
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